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PLEASUREROOM.IT

É da tanto che non aggiorno il mio blog causa , purtroppo o per fortuna, i miei molteplici impegni.
Oggi però sono qui per condividere con voi la scoperta di un fantastico sito pieno di risorse perfette per chi -per diletto, per mestiere (o come me per entrambe)- è alla continua ricerca di modi per rendere più piccante  la propria intimità rifuggendo dalla monotonia.

Pleasureroom.it è un fantastico e giovanissimo sexy shop online (nato nel 2018 da un’idea di Marc Sellier), dal design semplice,  intuitivo e colorato che porterà una ventata di freschezza ( o di calore a seconda dei gusti) nella vita sessuale di chi  vuole sempre essere aggiornato sulle ultime tendenze, anche in fatto di Eros.

Dai toys tradizionali  a quelli più all’avanguardia, dall’intimo sexy fino alle sfumature più intense dei gadget per gli appassionati di BDSM, su Pleasureroom, troverete proprio di tutto e lo riceverete comodamente a casa vostra in tempi rapidissimi e nel completo rispetto del vostro anonimato.

Se siete inoltre presenti sul web come YouTuber, influencer, blogger o -come me-sex worker con un po’ di visibilità, avrete anche la possibilità di ricevere uno dei vostri toys preferiti a delle condizioni molto vantaggiose.

Volete sapere quale ho scelto io come primo ordine ?

Eccolo qui!

Il Satisfyer1. 

Curiosi di sapere come funziona  questo misterioso oggetto ?

Scopritelo su PLEASUREROOM.IT mentre io mi prendo un pomeriggio libero per stare sola con lui 😉 

Un bacio

Veronica Franco.

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Gli uomini…

 

Gli uomini sono quanto di più vicino a Dio ci sia al mondo. 


Con un’unica differenza: sappiamo che esistono.


Lo sappiamo perché ce lo ricordano sempre.


A volte ci piace, a volte no.


Ma ci sono sempre.


E ce lo ricordano.


Notandoci, ignorandoci.


Ce lo ricordano guardandoci troppo o troppo poco.


Guardandoci come vorremmo o come non vorremmo affatto. 


Ricordandoci quanto vorremmo che ci guardassero. 


Che ci guardassero di nuovo, ancora, per la prima volta.


Sappiamo che esistono perché ci fanno rendere conto che esistiamo.


Non c’è posto migliore in cui cercarsi.


Posto migliore in cui specchiarsi.


Non c’è posto migliore in cui accertarsi di esistere,


non posto migliore per sapere di essere;



di essere Donna, di essere “bella”…



Dello sguardo di un Uomo.



Ancora, di nuovo, per sempre, infinitamente…



Grazie.

 

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Ode alla fellatio

Tra le cose che in assoluto amo di più, ovviamente tutte o quasi sottocategorie dei membri del sesso forte e dei loro…membri appunto, c’è la fellatio.
Dio quanto amo il sesso orale.
Quanto.
Oserei dire che, non di rado, prediligo assaggiare un uomo, con l’organo più usualmente associato a tal verbo in senso lato persino all’amore che provo nell’esserne riempita intimamente, vaginalmente.
Il sesso.
Sono profondamente innamorata degli uomini, questi dei, queste creature così forti, particolari, uniche, terribili.
La sincerità inevitabile e alle volte quasi morbosa con la quale la loro voglia e sessualità si manifesta, a differenza della nostra…più ambigua e meno esplicita.
Dio solo sa quanto, un’erezione mi faccia sentire bene, bella, desiderata.
Quanto, volgarmente, un cazzo duro sia per me un complimento superiore ad altri mille.
Fin da piccola (non che ora, ventenne mi consideri matura sia chiaro) ho sempre avuto la sensazione di essere diversa dalle altre ragazze. O quantomeno che loro per qualche motivo (ad oggi mi riuscirebbe semplice spiegare quale) si sentissero in dovere di celare la loro similitudine con me.
Ma l’argomento “la peggiore paura della ragazza media è lo stigma di troia” è ampio e poco eccitante, lo tratterò magari, in separata sede.
Lontano da quella profanità peccaminosa che per me è così sacra.
Così speciale, irrinunciabile.
Di rado mi sento così bella, così femmina, come quando esercito il mio “potere”, quando sfiorando un cazzo lo sento crescere ed indurirsi sotto il mio tocco.
Vorrei poter collezionare quei momenti, ne vorrei una playlist sensazionale (intesa come di sensazioni) da poter riascoltare a comando nei più svariati istanti.
Vorrei poterli risentire tutti, ogni volta che mi va.
La magia di quella virilità che, testimone della mia arte, aumenta sotto le mie dita.
Quegli sguardi.
 Sguardi a volte imploranti, a volte imperanti che mi dicono cosa anelano.
E io anelo a soddisfare, probabilmente in quel momento il piacere psicologico che sperimento è infinitamente superiore a quello di colui a cui mi dedico.
Sguardi.
Loro. Tuoi.
Miei.
I miei da mantenere il più a lungo possibile.
“Se non lo guardi succhi un cazzo, se lo guardi, succhi un uomo”.
Le mie labbra che scorrono lentamente, esalano leggeri respiri lungo l’asta, quell’asta che poi si apprestano a percorrere in tutta la sua interezza.
La bocca ancora chiusa, soffici baci.
Dopo;
La lingua.
Disegni leggeri fino alla cappella.
Lussuria, desiderio.
Poi di più, sempre più intenso, io non resisto più.
Lui forse potrebbe.
Assaggiarlo veramente.
La bocca umida, ingorda circonda la cappella.
La saliva che cola.
Magari sputo. 
Più ce n’è, meglio è.
Sempre di più.
Voglie, umori, liquidi, sospiri che si fondono.
Piacere.
Piacere nel dare piacere.
E vanità nel poterlo fare.
Avidamente.
Avidamente catturarne quanto più possibile.
La soddisfazione, per molte incomprensibile di riuscire a carpirlo tutto.
I conati e gli occhi che colano anch’essi come espressione di devozione.
“Nel sesso riemergono prepotentemente i ruoli naturali di dominante e dominato”.
E a me questo fa impazzire anche se capire chi sia davvero il dominante durante una fellatio non è poi così banale.
Fino in gola.
Lo voglio fino in gola.
No, non voglio più praticarti sesso orale, voglio che tu faccia l’amore/ scopi la mia bocca, la mia faccia.
Voglio nutrirmi di te.
Ti prego.
Nutrimi di te.
Voglio berti tutto. Completamente. Concedimelo, ti imploro.
O inonda il mio viso col tuo seme…
Così prezioso. Così delizioso.
E poi lasciami lì, a recuperare cupidamente con le dita quanto rimasto, per nutrirmene ancora
E ancora.
Dolce umiliazione.
Cibami di te.

(testo e immagini di proprietà di Veronica Franco)

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Prof o no prof?

Una distinzione cui gli uomini pongono un’evidente attenzione.
Meno evidente è invece capire su quali parametri, tale distinzione venga fatta.
Basta avere un’altra attività, non fare dell’escorting un lavoro a tempo pieno per essere definite “no prof”?
Allora non sono una professionista.
O magari è sufficiente non farlo in modo continuativo, seppur non avendo occupazioni alternative, ma accontentandosi di pochi incontri, in un contesto in cui il “pochi” è definito da un numero associato ad un profitto economico ?
Chi è una professionista?
Un’ipotetica Lei che incontra, senza fare una selezione dettata dal proprio piacere, decine, centinaia di uomini al giorno?
Non sono una professionista.
Un’altra ipotetica Lei che si dedica al piacere minuziosamente, non tralasciando dettaglio alcuno, senza mai venir meno a quanto pattuito?
Allora sì, sono una professionista.
Una che non è alle prime esperienze?
Lo sono di nuovo.
Una mossa solo da desiderio economico?
No, non sono una professionista.
Penso che l’attenzione che gli uomini dedicano a questa differenziazione sia, per lo più, dettata da un’ordine di idee che vede valida l’equazione professionista= rapporto freddo, meccanico, scarso coinvolgimento.
Ancora.
Se questa è la tua definizione di professionista…
No, non lo sono.
Personalmente, da donna, mi domando se sia poi sensato pensare che una studentessa o casalinga mosse da necessità, la cui disponibilità è dettata da una non disponibilità, dall’incapacità di arrivare a fine mese…siano più passionali e meno fredde di una navigata escort che altra fonte di reddito non ha.
Non credo, ma è solo la mia opinione.
Io penso, au contraire, che possa allora essere più passionale una escort che però gode di un qualcerto successo, che ha raggiunto un benessere tale da non dover continuare nell’esercizio, ma lo fa.
Però in tal caso può esser vero che il suo perseverare sia dettato da abitudine, dipendenza seppur psicologica o narcisistica.
Su cosa farei allora io la selezione?
“Necessità, bisogno”.
Laddove c’è necessità non può esserci passione.
Di qualsiasi necessità si tratti, fatta forse eccezione per quella egoica che assumerà sempre e comunque per forza connotati edonistici, in una sua unica sfumatura: quella di esercitare e godere del potere di far godere.
Ecco.
Per me, senza stare a definirmi, ma lasciandolo fare a voi secondo la vostra personalissima idea di “prof o no prof”, la scelta deve essere dettata sia nel caso dell’uomo che della ragazza solo e unicamente dal piacere, nelle sue più svariate e molteplici sfumature.
Se edonista e professionista divengono sinonimi, non importa che tu sia pagante o pagato. Sei professionista dell’eros, la scelta giusta per chi come te è consapevole che il piacere fisico è veicolato da quello mentale.
Spogliarsi prima di spogliarsi.
Spogliarsi due volte.
Veramente.
E professionista allora assume una connotazione estremamente positiva, unica.
Ti ci rivedi ?